Perché a l'Aquila

L’Aquila è per noi un simbolo: delle nostre ferite; delle ferite della nostra Matria.
Una marea nera ricopre il nostro Paese. Terra di bellezza e di memoria, di fari illuminati, di tracce arabe e normanne, di ulivi e gelsomini, l’Italia è oggi ferita nelle alpi e nelle marine, nei torrenti e negli argini che  soffocano per gli abusi e il cemento. La terra violata trema. Il territorio grida e ci chiede cura. Siamo qui  come Madri di cura, di cura della Natura.

La violenza sulla natura si ripete nella violenza sulla persone, sulle più fragili. Aggredisce i bambini, gli anziani, i malati, i migranti. Prevale il modello della gara: violenza che riproduce violenza, e fa trionfare il lupo,  l’individuo proprietario, artigli e unghie insanguinate contro la folla solitaria. La violenza colpisce le donne, i corpi delle donne. L’amore, le lacrime la solidarietà, gli affetti soccombono. L’umanità grida. Siamo qui anche per questo, Amanti della vita, della sua cura.

Violento soprattutto è il modello attuale di sviluppo. Fuori dal controllo partecipativo, dalla gestione comune della casa, l’economia ha accentuato il profitto di impresa che sempre di più distrugge e privatizza  i beni comuni indispensabili alla vita (acqua, terra, conoscenza, semi, geni). Le donne pagano i costi della crisi. Escluse dai livelli “alti” della produzione, vengono incluse ai livelli “bassi” dell’ assistenza, supplendo ai compiti sociali a cui lo Stato sta progressivamente rinunciando. La rifamiliarizzazione  ripropone  antiche segregazioni. Siamo qui dunque per ricongiungere etica ed economia, per reintrodurre, da Raccoglitrici, il dono, la reciprocità, il lavoro creativo.

Ecco, la creatività. Artiste e musiciste,  poetesse e letterate, artigiane e tessitrici: un patrimonio di invenzione e conoscenze. Anche queste oggi ferite. Le botteghe dell’arte e del lavoro, la  scuola, i centri  dell’alta formazione, umiliate. La manipolazione della menti  dispiegata e l’immaginario  colonizzato dalla  seduttività mediatica onnipervasiva. Maestre di saperi, siamo qui anche per rompere lo specchio, per sottrarci ai miraggi, per conservare parole vere, perdute. Siamo qui per avere cura dell’arte e della scienza, del pensiero critico e della fantasia, di immagini più autentiche, vive di sensazioni.  

Antiche sensazioni. Nascono dalla terra, dalle comunità, dai legami con la polis e la  democrazia.  Una democrazia oggi ferita, senza legalità.  Eredi di Antigone, siamo qui per disobbedire alla legge, se la legge manca di pietà, fa la guerra e uccide. Ma siamo qui anche per vigilare sulla legge se  giustizia e uguaglianza ne sono condizione, se garantiscono la scelta laica e pluralista. Siamo qui Partigiane, per aver cura della Costituzione.

L’Aquila è una città che amiamo, ha forza, intelligenza, vede lontano per ricostruire. L’abbiamo scelta per la prima Assemblea nazionale della  Rete delle donne della rivoluzione gentile.


Rita Saraò, portavoce nazionale


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