Rete donne per la rivoluzione gentile

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. È il primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti umani. La Carta fondamentale è stata siglata esattamente 62 anni fa a Parigi dalle Nazioni Unite (ne fanno parte sia Sudan che Cuba), eppure in troppi luoghi è solo carta straccia.”
Ecco io penso che noi donne dobbiamo batterci perchè questa carta fondamentale non sia carta straccia.
Troppa ingiustizia nei confronti delle donne e troppo sfruttamento del corpo femminile, così non si può continuare, dobbiamo fare in modo di imprimere una svolta a tutto questo degrado che mette seriamente a rischio la libertà delle donne in qualsiasi angolo del mondo!
http://www.facebook.com/note.php?note_id=170873902950339&id=100001564009…

Una donna in ginocchio piange. Si dibatte perché due poliziotti la stanno frustando. Mentre lo fanno ridono di gusto, insieme a una piccola folla di curiosi. Succede in Sudan: lo sappiamo perché un video girato di nascosto è stato pubblicato su YouTube. Il sadismo ha molte facce, alcune sono sottili e nascoste. Non questa: del resto le pubbliche esecuzioni hanno avuto in passato – e continuano ad avere – un grande seguito. Il governatore del Sudan ha spiegato i motivi della fustigazione: “Questa donna è stata condannata in virtù della legge islamica. C’è stato semplicemente un errore nel modo in cui la pena è stata inflitta”. La signora avrebbe violato la sharia per il modo “indecente” con cui si era vestita (sono considerati sconci anche i pantaloni).

La femminista Mariam al-Sadiq al-Mahdi, intervistata dal quotidiano ‘al-Sharq al-Awsat’ dopo la diffusione del filmato, ha spiegato che “si è calcolato che in un anno le sudanesi abbiano subito 600 mila frustate”. Seicentomila, numero che non necessita di aggettivi. Il codice penale introdotto nel 1991 – che ha parecchio incrementato la violenza contro le donne – è un gran vanto per il dittatore Omar el Béchir, un signore ben protetto seppur inseguito dal Tribunale internazionale per i genocidi in Darfur. Cinquantadue persone, di cui 46 donne, hanno manifestato davanti al ministero della Giustizia contro questo indecente e disumano spettacolo. Li hanno arrestati seduta stante, anche se “un’inchiesta è stata aperta”. L’alternativa è o tacere o finire in carcere. E nemmeno se non sei musulmano te la cavi: è successo a una sedicenne con gonna al ginocchio: cristiana, eppure frustata in base alla legge islamica. Due anni fa la giornalista Lubna Ahmad Hussein fu pubblicamente punita per aver indossato un paio di oltraggiosi pantaloni. La vicenda fece il giro del mondo. Dov’è lei oggi? Vive in Francia, in un esilio che nulla ha cambiato nelle suo Paese.

Chi invece non riesce ad uscire dal suo Paese, è la blogger Yoani Sánchez che per la nona volta in due anni si è vista negare i documenti per espatriare da Cuba: doveva andare a ritirare un “pericoloso” premio in Olanda, ma resta a casa sua. L’autrice di Generación Y (blog pluripremiato nel mondo) però non desiste. Ha spiegato che a febbraio cercherà di raggiungere la Spagna per ritirare un altro riconoscimento per la promozione dei Diritti umani, assegnato dall’Università di Navarra.

Ecco “i diritti umani”: quando avranno più valore del denaro, del potere, del petrolio sudanese? Forse quando davanti a un ministero ci saranno più di 52 coraggiosi che protestano contro un’ingiustizia feroce. Ma non è al martirio, alla disperazione o al coraggio individuale che ci si può appellare. “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. È il primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti umani. La Carta fondamentale è stata siglata esattamente 62 anni fa a Parigi dalle Nazioni Unite (ne fanno parte sia Sudan che Cuba), eppure in troppi luoghi è solo carta straccia.
Nella Toscano

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