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Il dominio della necessità

È durante la stesura del Manifesto della Rete delle donne per la rivoluzione gentile che ho sentito di nuovo l’urgenza di parlare di quello che ho sempre considerato il punto nodale in un discorso su donna e lavoro. Il dominio della necessità.

Ho letto e scritto sull’argomento ma le mie sono sempre state delle semplici amare riflessioni, riflessioni che hanno radicato in me la convinzione che, per le donne, il privato ostacola il pubblico.

Tra le letture fatte, Tra passato e futuro di Hannah Arendt in cui la filosofa parla delle rivoluzioni come momento favorevole al formarsi dello spazio pubblico nel quale la libertà può apparire.

E questo è, per lei, il momento magico dell’agire plurale, della politeia…

Ma, poi, l’amara constatazione:

La libertà della buona vita o vita politica, propria della sfera pubblica, si fonda sul dominio della necessità che rientra nella sfera privata, nell’ambito della comunità domestico-familiare dove si provvede alla sopravvivenza pura e semplice, ai bisogni della vita fisica impliciti nella conservazione della specie. La vittoria sulla necessità ha, dunque, per obbiettivo l’assoggettamento dei bisogni vitali che coartano l’uomo tenendolo in loro potere. Questa signoria, però, può essere realizzata soltanto dominando e coartando gli altri, i quali costretti a lavorare in schiavitù, sollevino gli uomini liberi dalla coercizione della necessità.[…] Così presso i Greci la politeia era propria dei cittadini ateniesi che disponevano del tempo libero e cioè non erano obbligati al lavoro manuale.

Questi i presupposti teorici di un problema di libertà negata che, con la scomparsa degli schiavi, diventa quasi esclusivamente il Problema delle donne. Chiamate a svolgere tali onerose incombenze nell’ambito domestico-familiare anche quando lavorano fuori casa, è su di loro che grava l’enorme carico del lavoro di cura.

Avviene così che oggi molte ragazze si licenzino all’arrivo del primo e, ancor di più, del secondo figlio.

Il doppio lavoro, dentro e fuori le mura domestiche, è alienante. Divide spesso la donna tra il desiderio di accudire le proprie figlie e/o i propri figli e la spinta verso la libertà. Quella libertà dai ruoli prestabiliti, che per molte sembra ancora una meta difficile da raggiungere.

L’urgenza di parlare, nel nostro primo incontro della Rete, del dominio della necessità è nata in me anche da uno spiraglio di luce offertomi da Senza donne, una puntata di Presadiretta di Riccardo Iacona andata in onda il 26 settembre su Raitre. Aveva come tema il lavoro delle donne in Italia a confronto con un altro paese come la Norvegia.

La base di partenza era una considerazione abbastanza semplice: in Italia ci sono più donne che uomini; le lei sono anche più colte e istruite dei lui, ma ciononostante nei posti di comando non si vedono molte donne. Inoltre quando queste hanno dei figli, cominciano per loro i guai sul lavoro: più di un terzo delle donne italiane, infatti, lascia il posto di lavoro dopo aver avuto il primo figlio. Riccardo Iacona è poi andato in Norvegia, dove grazie alle quote rosa e alle leggi sulla parità sono riusciti a costruire una vera parità tra uomo e donna. 

Sarebbe, comunque meglio parlare di parità nella differenza perché la differenza di genere non va cancellata. Va abolita, invece, la fissità dei ruoli che, se in parte superata nel menage familiare di molte coppie giovani, resta immutata nel mondo dell’economia ancorato ad una visione della famiglia, nei fatti, ormai superata. La famiglia tradizionale serve ad un’economia di potere che relega il lavoro di cura nell’ambito del privato e che, costretta ad allargare i congedi parentali anche ai padri, ne rende difficile l’attuazione riducendo di molto lo stipendio di chi ne usufruisce. In Italia, la retribuzione è ridotta al 30%. Siamo, come affermato al “Fuori Tg” del Tg3 (lunedì primo novembre), al di sotto di molti paesi europei, anche di alcuni dell’Est.

Necessita una nuova organizzazione del lavoro.

Le donne, più degli uomini, avvertono l’esigenza e il desiderio di un’organizzazione del lavoro circolare, collaborativa, conciliativa con i ritmi di vita propri di un’esistenza pienamente vissuta nei suoi molteplici aspetti: Benessere Interno Lordo (da Il Manifesto della rete delle donne per la rivoluzione gentile).

[…] una nuova organizzazione del lavoro che privilegi la qualità dei tempi della vita, restituendo spazi ed energie che possano meglio conciliare i desideri e i bisogni di tutte/i liberandole/i dal dominio della necessità (da Il Manifesto della rete delle donne per la rivoluzione gentile).

Maria Teresa

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