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Ciao Emmanuel… by Lucia Interlenghi

Chenyere ed Emmanuel sono due dei “miei ragazzi”, quelli che da molti mesi incontro quasi ogni giorno al Seminario e con i quali si è creato un rapporto bello di amicizia ed affetto, oltre che professionale. Insegno loro la lingua italiana e loro la imparano in fretta perché hanno urgenza di capire, di parlare, di comunicare e di relazionarsi in questo “nuovo mondo”.
Di ciascuno di loro memorizzo prima possibile il nome, la fisionomia e un particolare, perché è importante mantenere la propria identità anche in un contesto emergenziale in cui non c’è sempre il tempo per conoscersi meglio. Questo tempo, al laboratorio del mattino, ce lo concediamo sempre perché si impara meglio e prima in un clima di rispetto e interesse reciproco. E così, tra una regola grammaticale e un’altra, capita sempre di fermarci a parlare, nonostante il loro italiano zoppicante e le mie stentate lingue straniere. Si comunica sempre quando si ha voglia di interagire con l’altro. Tanti i racconti dei viaggi, delle famiglie, dei loro paesi, ma soprattutto tante domande sull’Italia, sulle prospettive lavorative, sulle tradizioni e la nostra cultura.
Questi ragazzi hanno vissuto esperienze drammatiche nei loro paesi d’origine e durante “il viaggio” e l’Italia appare loro come un approdo sicuro, la giusta ricompensa al dolore subìto. Guardano al futuro con la consapevolezza di essere stati più fortunati di tanti loro amici che non ce l’hanno fatta e la convinzione di poter dare molto alla nostra società in termini di forza lavoro, competenze, energia e positività. Loro sono sempre sorridenti e grati alla vita per l’opportunità che hanno. Le ombre che si portano dietro affiorano ogni tanto, ma il richiamo della vita è più forte.
Fermo li ha accolti, come fa da anni con circa un decimo della sua popolazione. Ma mentre loro si aprono al mondo con gioia ed ottimismo, la nostra comunità si chude, si irrigidisce e volta loro le spalle per paura della contaminazione col diverso, con il “barbaro”.
Anche questa volta, come è già successo nel settembre 2014, scopriamo invece che i barbari siamo noi, violenti e ignoranti, ma soprattutto insicuri dei nostri valori e della nostra identità, timorosi di sfiorare chi è diverso da noi, gelosi delle nostre cose terrene ed incapaci di condividere storie ed esperienze, l’unica vera ricchezza che ognuno di noi possiede.
Emmanuel e la sua compagna hanno avuto una storia durissima e il giorno del loro matrimonio hanno vissuto una favola, la realizzazione di un sogno. Lui era felicissimo e fiero di lei, elegantissimo e bellissimo… Ho tanti ricordi di loro due, con lacrime e sorrisi…!!!
Lunedì scorso lei si è commossa mentre mi ripeteva che, loro due, non avevano nessun altro al mondo. C’era solo lui per lei e c’era solo lei per lui. Le loro famiglie erano state perseguitate ed uccise e adesso era forte il desiderio di un figlio… Che ne sarà di lei, dopo questo ennesimo schiaffo che le ha dato la vita? Come fa un cuore già provato a sopportare tanta atrocità?
Io insegno loro a parlare, ma tutti noi dovremmo essere più gentili e cordiali con questi ragazzi, o almeno meno indifferenti. Loro sono portatori di speranze ed energie nuove in un paese invecchiato, senza gioia e senza futuro come il nostro.
L’odio razziale deve essere respinto perché è la più vigliacca delle ragioni per rifiutare qualcuno, per sottrarsi al confronto ineludibile che la storia moderna ci sta ponendo davanti. Alzare i toni ed abbassare la guardia sui pericoli concreti che sono all’interno della nostra società spinge menti fragili e crudeli a commettere gesti estremi.
L’imprenditore spara ai suoi operai kosovari e due ultras della fermana ammazzano di botte un profugo nigeriano…. Non è una casualità. Non è violenza gratuita. C’è un filo conduttore che unisce questi due terribili fatti di sangue locali, e in questo filo si intrecciano varie concause, tra le quali:
– la sottovalutazione della complessità del fenomeno migratorio e delle sue implicazioni
-l’inadeguata opera di mediazione tra cittadini e stranieri da parte delle Istituzioni e degli enti preposti
-l’assenza di interventi, culturalmente significativi, volti alla comprensione di un fenomeno migratorio straordinario ed irreversibile come quello che sta accadendo.
Emmanuel, caro ragazzo….la scuola per te è sempre aperta, non fa niente se continuerai ad arrivare in ritardo, io continuerò ad aspettarti.
LUCIA

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