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Non lo permetteremo più – Genova, 14 febbraio 2013 (di Valentina Genta)

È facile dire a posteriori, dopo un’emozione e un coinvolgimento come quelli di ieri in piazza De Ferrari a Genova che è stato bellissimo, è ovvio, i video e le foto fanno venire la pelle d’oca, la piazza era colorata e festosa, l’atmosfera esaltante. Meno facile è dire cosa ci ha mosse, cosa ci ha fatte sentire tutte assieme, in tutto il mondo – davvero – donne e uomini, gradualmente, finalmente, rivoluzionarie, rivoluzionari. In quella piazza, che sento un po’ mia, ci passo sempre, ci si dà gli appuntamenti, ci vivo da un po’, a Genova, ho sentito che quella forza, la nostra forza, c’è sempre, siamo sempre così forti: quando ci abbracciamo, quando lavoriamo assieme, quando ci guardiamo negli occhi, quando ci ascoltiamo, quando ci supportiamo, quando confliggiamo e andiamo oltre, quando costruiamo, quando facciamo politica per cambiare il mondo (ovvero ogni giorno), quando mettiamo i bisogni altrui davanti ai nostri e quando altre fanno questo per noi, quando ci sosteniamo, quando prendiamo parola, quando ci mettiamo in discussione, senza remore, senza paura, quando abbiamo paura e lottiamo per superarla… Quando la nostra forza viene meno? Quando ci separano, quando il nostro potere personale viene fiaccato, quando le nostre voci vengono zittite, quando non possiamo più tenerci per mano – davvero o simbolicamente – e camminare assieme. Al di là di ogni retorica sento che il cambiamento non può che essere qualcosa di intimo e profondo, solo allora arriva a contagiare, autenticamente, altre e altri. Verdiana correndo a prendere il treno saltellava e diceva “ho gli occhi a cuoricino, allora quando vedremo i video e le foto?”; Martina ha litigato con le FS e metà della sua famiglia, oltre che con il traffico e gli incidenti, per essere a Genova in piazza e ballare con noi; Gianna era lì un po’ per caso, un po’ per destino, un po’ perché non sarebbe potuta non essere lì; Dafne ha portato tutte quante, a ciascuna ha assegnato il logo, si è preoccupata che fossero a loro agio, e ha costruito saggiamente, con cura, relazioni; a Susanna ho appuntato il foglio con il logo sulla stoffa del marsupio in cui la piccola Bianca dormiva, preparandosi per il suo primo flash mob “anche lei è femminista” (4 mesi e mezzo di bambina); Manuela non può ballare, ma c’è, ce l’ha fatta ad esserci, e sono così felice; Giulia si commuove, fotografa, sorride; Davide si è inventato un hastag (non crediate che io sappia che cos’è ma lui sì), e l’ha appiccicato dappertutto, virtualmente, con le sue foto, e con il suo sorriso; Luigi, Elise, Giacomo, nella folla, parlarsi, riconoscersi, crederci; Andrea scrive che è con noi col cuore, che ci segue in rete, e così lo sentiamo; Emanuela balla accanto a me, mi chiede di disegnarle il simbolo femminista sulla guancia, “che si veda!”, e i suoi occhi brillano; distribuiamo volantini, i volti si colorano, gli sguardi si incontrano. Rita, Lorena, Cristiana, Laura, Silvia, Emanuela, Iolanda, Patrizia, Roberta, Valentina, Giulietta, Paola, Teresa, Marina… Vorrei scrivere i nomi di tutte e tutti perché ieri, ad ogni “pivot”, e quando non resistevo e dall’emozione mi voltavo ugualmente, anche se il ballo non lo prevedeva, le mani alzate, i corpi presenti e vivi, impegnati e speranzosi, ho sentito davvero che sappiamo far tremare la terra. Non lasciamoci dividere, non lasciamo che le nostre voci siano soffocate, non lasciamo che la nostra dignità, il nostro desiderio, la nostra liberà e la nostra forza vengano messe in discussione: non lo possiamo più permettere, per noi stesse e per tutte le altre, conosciute o sconosciute, vicine o lontane. Non lo permetteremo più, vero? Avanti!
Valentina Genta

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