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La Rete delle Donne per la Rivoluzione Gentile contro la sentenza di Genova 2001, chiede la grazia presidenziale

La Rete delle Donne per la Rivoluzione Gentile contro la sentenza di Genova 2001, chiede la grazia presidenziale
Francesco Puglisi, operaio, 14 anni. Vincenzo Vecchi, muratore, 12 anni e 6 mesi. Marina Cugnaschi, assistente sociale, 11 anni e 6 mesi. Alberto Funaro, infermiere, 10 anni. Ines Maresca, educatrice, 6 anni e 6 mesi. Questi i nomi dei condannati in via definitiva per “devastazione e saccheggio” per i fatti di Genova 2001e che entreranno in carcere per scontare la loro pena.
Una sentenza che arriva pochi giorni dopo l’assoluzione per prescrizione di quei poliziotti che a Genova si sono resi responsabili di quello che è stato riconosciuto come un atto di macelleria troppo simile alla tortura e che si prescrive solo perché in Italia manca una legge contro la tortura.
11 anni da quei fatti, 11 anni in cui quei giovani sono diventati adulti ed hanno radicalmente cambiato la loro vita. Certo, anche gli agenti di polizia 11 anni dopo possono essere cambiati: ma tra l’impunità totale per quei rappresentanti delle forze dell’ordine che hanno seviziato degli esseri umani senza scontare un solo giorno in prigione e la condanna a 14 anni di carcere per chi ha rotto una vetrina, un bancomat o tirato pietre, non c’è confronto, ci aspettavamo che la giustizia trovasse un giusto mezzo, da un lato come dall’altro, per non stridere con gli elementari principi di equità presenti nella coscienza dell’opinione pubblica.
Sembra la vendetta di una parte dello Stato che avendo dovuto riconoscere le colpe infami del suo braccio esecutivo, deve indicare come veri colpevoli altri, una sentenza che giustifica la violenza di quei poliziotti perché ispirata dalla violenza dei manifestanti.
Non ci soffermeremo su quei fatti perché sono sotto gli occhi di tutti, sono nei documentari e nei documenti, noi Donne della Rivoluzione Gentile diciamo solo il nostro NO ad una sentenza iniqua e pensiamo che il Capo dello Stato Giorgio Napolitano debba dare un segnale forte affinché non capiti mai più che un poliziotto, un questore, un ministro o un parlamentare di questo Stato si senta legittimato nell’applicare la violenza e la tortura nella risoluzione delle tensioni sociali.
Che il Presidente Napolitano conceda la grazia, permettendo una chiusura onorevole e umana di un episodio che ha coperto di vergogna l’intero Stato Italiano.
NOI DONNE, CARO PRESIDENTE, INVOCHIAMO LA GRAZIA
Rete delle Donne per la Rivoluzione Gentile

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