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IL DEMONE SCHETTINO E…LA SIRENA MOLDAVA – dal blog poterealpopolo . Capitani coraggiosi –

Il naufragio della Costa Concordia è la metafora perfetta di un paese stremato che come i naufraghi della tragedia dell’isola del Giglio si sente annegare in un tratto di mare chiuso, una secca, una tinozza che non ha niente dell’oceano immenso che travolse il Titanic, ma somiglia al povero mare di Verga; a quel tratto tra Aci Trezza a Capomulini, uno sputo, roba da barca a remi non da avventura selvaggia.
Mare calmo e senza vento che fa da sfondo alla tragedia della mediocrità, della povertà umana dei comandanti italiani, metafora della leadership in Italia.
E’ uno strano paese il nostro che non si accontenta di consegnare il “mostro” Schettino alla pietà della storia e alla severità della giustizia: ha bisogno di inveire, maltrattare, insultarlo. Forse per scacciare il demone Schettino che sta dentro ogni italiano: per marcare con l’invettiva una distanza tra noi e Schettino, per negare con l’insulto che forse Schettino ci somiglia.
Schettino come carattere italiano, è stato detto, gradasso e pavido, spavaldo, arrogante e vanitoso quando è al sicuro e invece annichilito, imbambolato ed intontito dal pericolo e dalla propria inadeguatezza di fronte alla emergenza.
Abbiamo un bisogno estremo di trovare l’antidoto al veleno, di contrapporre l’italiano nobile a quello ignobile.
De Falco, quello nobile appunto, ha tuonato, gridato, imprecato. Nella famosa telefonata che ha registrato ha esibito indignazione ed energia muscolare:”torni a bordo cazzo!”, “parli più forte!”, “vuole tornare a casa?!?!”. De Falco ha fatto il suo lavoro, certo, il comando, la regola, il dovere, tutte cose giuste, ma non può passare l’idea che il comando sia gridare e che ci sia davvero una nobiltà a dire “cazzo!”.
Anche questa è una idea molto italiana che la “malaparola” sia una risorsa virile.
Sono cose che il nostro paese ha conosciuto purtroppo bene e che non ha superato. Un comandante che dovrebbe recuperarne un altro forse dovrebbe provarci anche con qualche argomento: “si ricorda cosa ci hanno insegnato alla accademia?”, oppure “alla tua coscienza basterebbe anche salvare un solo passeggero”, ancora “ricordati della divisa che porti addosso”.
Invece De Falco ha dato ordini, “adesso comando io!”, “torna a bordo cazzo!”.
L’Italia è stata il paese dei gerarchi ed è ancora piena di comandanti, capetti che si dissipano in un gorgoglio di comando, un flottare di ordini; il capetto italiano è ancora il fascista che ordina e riordina e preordina e sputacchia disordinatamente ordini di servizio e servizi d’ordine. Ma poi scappa ad ogni “8 settembre!”.
Non c’è mai nessuno che governa in Italia, uno che guida, che dirige. Nessuno che convince.
Perché in Italia abbiamo capi e padroni, abbiamo gli autoritari ma non gli autorevoli, abbiamo i bulli ed abbiamo avuto il Dux, il duce, ma non abbiamo un leader, non abbiamo mai avuto un “nocchiero in gran tempesta”, ma sempre e solo Schettino nostro simile, nostro fratello. De Falco ha raccontato di avere pianto, ed anche questo nel paese del batticuore e del turbamento ha fatto effetto: ma un “comandante” anche se piange, non parla mai del suo pianto.

Grazie a Silvia per la segnalazione

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