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Proposte di programma della Rete per il Paese

La Rivoluzione Gentile invita le associazioni a sottoscrivere il documento che segue che contiene le proposte-programma, elaborate dall’assemblea nazionale a l’aquila, da sottoporre ai leader del centro sinistra nei prossimi giorni. Speriamo in una adesione delle associazioni femminili ma non solo.

Dall’attività svolta dai gruppi di lavoro a l’Aquila il 12 novembre 2011 sono scaturiti dei documenti contenenti le riflessioni dei gruppi e le proposte che ne sono derivate.

 AMBIENTE
Le storie di Barletta e L’Aquila per quanto diverse riconducono alla matrice comune dell’uso del territorio indiscriminato ed egoistico. Le donne, portatrici di cura nell’ambito privato, devono iniziare ad occuparsi dei beni comuni, portando la loro cultura nella gestione pubblica.
I nodi individuati:
1. linguaggio
2. contrasto dei modelli maschili che storicamente portano al degrado
3. responsabilità, che si associa al diritto matriciale, non alla legalità intesa come supina
obbedienza alle regole scelte dagli uomini
4. formare le donne come responsabili rispetto ai beni comuni e come portatrici di etica
pubblica
5. sollecitare le donne a occuparsi (anche negli studi) dei settori ora regno maschile
(magistratura, ingegneria, urbanistica, etc.)
6. punto di vista collettivo, non personale (se mi occupo del bene comune non trascuro il bene
personale)
7. il diritto collettivo (esperienze dell’America Latina)
8. green jobs: mestieri e lavori necessari.
In particolare proponiamo che si governi attraverso:
 piani di gestione partecipati (bilanci, pug, etc.)
 piani urbanistici a crescita zero
 rifiuti zero con promozione della riduzione oltre che del riciclo
 rispetto del referendum su acqua pubblica (es. case dell’acqua contro le lobby delle bottiglie
plastica/vetro)
 politiche energetiche sostenibili con generazione diffusa e funzionale al consumo
residenziale, commerciale e industriale e risparmio energetico.

 DEMOCRAZIA INCOMPIUTA
La Rete delle donne per la rivoluzione gentile afferma che per la realizzazione di una democrazia compiuta occorre adottare lo strumento obbligatorio delle elezioni primarie a qualsiasi livello e per qualsiasi competizione elettorale.
Con interventi urgenti che prescindono dalla pur auspicata modifica dei sistemi elettorali, si chiede ai partiti e alle forze politiche che si presentano alle urne di anticipare le regole di condotta quantomeno su base volontaria, anche in assenza di specifici obblighi di legge, in modo da garantire i seguenti obiettivi principali:
 pari rappresentanza di genere nelle liste elettorali
 pari presenza di genere nei futuri organi di governo, nazionali e locali.
Per il perseguimento di detti obiettivi si raccomanda l’adozione delle misure e dei meccanismi contenuti nel documento “Per un sistema di regole elettorali women friendly”, redatto dal gruppo Noi Rete Donne e discusso e approvato anche dalle Rete delle donne per la rivoluzione gentile in data 12.11.11.
Suggerimenti per interventi efficaci anche a livello locale:
 pretesa dai partiti di presentare da subito liste al 50%, con sistema alternato, donne e uomini
 pretesa dai partiti di indire elezioni primarie da subito, per ogni consultazione elettorale (1)
 richiamo dei partiti e amministratori al principio di responsabilità: coerenza fra le pratiche
adottate e i principi enunciati
 rispetto, nei partiti e nelle assemblee, del principio di democrazia interna (non solo
l’impegno all’adozione del “metodo” democratico)
 attenzione ai programmi
 verifica dell’adesione degli statuti degli enti locali alla visione di genere
 adesione degli enti locali alla carta europea per l’eguaglianza e la parità delle donne e degli
uomini nella vita locale elaborata dai c.c.r.e. 12.5.2006
 attenzione alla selezione delle candidature
 sostegno alle candidate
 monitoraggio sul rispetto dei programmi e degli impegni
 partecipazione delle donne ai tavoli programmatici, da far istituire
 coerenza ai principi quali il bilancio di genere
nota (1) Si precisa che: le primarie per scegliere i/le candidat* alla Camera e al Senato svoltesi nel mese di dicembre 2012 non sono quelle a cui noi pensiamo: né per la tempistica né per le modalità di selezione delle candidature. Noi riteniamo che i/le candidat* vadano supportati dalle firme dei/delle cittadin* proponenti, e che la campagna elettorale debba avere una durata di tempo ragionevole per permettere ai/alle candidat* di farsi conoscere.

 LAVORO E WELFARE
Le componenti del gruppo di studio Lavoro e Welfare, nell’enunciare le proposte da sottoporre ai/alle candidati/e di tutti i partiti dell’area di sinistra, pongono alla base delle proprie istanze il principio irrinunciabile dell’etica e della responsabilità individuale e collettiva nell’ambito di tutti i settori istituzionali, organizzativi e produttivi della vita e chiedono:
1. la creazione di un organismo che vigili e sanzioni le infrazioni di genere adottando lo stesso meccanismo di monitoraggio, valutazione e sanzione in vigore in materia di tutela ambientale; (2)
2. l’adozione di uno Statuto delle lavoratrici che tuteli i diritti delle donne;
3. la ridefinizione dei nuovi lavori e delle nuove professioni: classificazione, riconoscimento, valorizzazione;
4. l’obbligatorietà della responsabilità sociale d’impresa, puntando sull’etica della spesa e, quindi, sul valore sociale dell’impresa stessa;
5. l’obbligatorietà del controllo di congruità etica sulla spesa degli enti pubblici ed enti locali;
6. la programmazione interministeriale e/o interassessorile come buona pratica necessaria all’approccio multiagency al bisogno della persona e della comunità;
7. l’introduzione degli indici di congruità, come requisito richiesto alle aziende per l’accesso ai finanziamenti pubblici, ovvero la realizzazione, da parte delle aziende che usufruiscono dei finanziamenti pubblici, di servizi per le lavoratrici (asilo nido, centro diurno, centro per anziani/e, formazione continua);
8. l’introduzione di sgravi fiscali per le imprese che assumono donne e per quelle che ne agevolano la ricollocazione;
9. l’introduzione di agevolazioni e premialità per le imprese che incentivano i congedi parentali per i padri;
10. l’utilizzo da parte dello Stato e degli enti locali delle risorse ricavate dall’evasione fiscale per l’incremento dei servizi rivolti alla persona;
11. l’utilizzo del patrimonio confiscato alla mafia per le nuove opportunità di lavoro. Tale scelta permetterà ai beni sottratti alla comunità di ritornare ad essere bene comune utilizzabile;
12. l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne su base volontaria;
13. l’utilizzo dei risparmi che si ricavano dall’innalzamento dell’età pensionabile delle donne, per interventi a favore della conciliazione vita-lavoro;
14. il ripristino della legge che proibisce e sanziona le “dimissioni in bianco”.
nota (2) Si precisa che: ci sembra importante che un organismo superiore si occupi di controllare tutti gli organismi di “controllo” che troppo spesso non hanno lavorato con l’attenzione e la precisione necessarie.

 DONNE E VIOLENZA DI GENERE
La violenza contro le donne è un problema politico, storico, sociale, culturale, economico, diffuso
in tutto il mondo e in tutte le classi sociali.
È violenza di genere, violenza agita dagli uomini contro le donne, violenza sistemica, perchè conseguenza di assetti sociali storicamente basati sulla supremazia maschile che ha la necessità di sottomettere le donne.
Asse: Prevenzione come creazione di un approccio culturale – Narrazione, rappresentazione
1. programma obbligatorio di formazione sulla violenza di genere per operatori e operatrici socio sanitari/e del pubblico e del privato sociale e delle forze dell’ordine.
2. progetto obbligatorio di formazione dei docenti e delle docenti e di rimodulazione dei programmi didattici fin dalla scuola dell’infanzia (compresi libri di testo e albi illustrati), e successivamente diffusione dei gender studies intesi come ampliamento delle conoscenze storiche, scientifiche, sociali, che sia comprensivo e inclusivo delle esperienze, dei saperi, delle conquiste di tutta l’umanità e non solo di una parte, in maniera tale che il portato didattico non sia più escludente della parte e del sapere femminile. Recepire e attualizzare il dibattito attorno al linguaggio sessista e all’uso del linguaggio sessuato approfondendo gli studi esposti nelle Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana (in Il sessiamo nella lingua italiana, a cura di Alma Sabatini per la Presidenza del Consiglio dei Ministri e Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità tra uomo e donna, 1987)
3. progetti obbligatori per agevolare il superamento degli stereotipi maschili e femminili che ingabbiano i bambini e le bambine in ruoli blindati che costringono la libera espressione delle individualità e delle potenzialità
4. programmi per smascherare tutte le rappresentazioni mercificanti del corpo femminile sia nella pubblicità che nella narrazione mediatica/ politica
Esempi:
 creazione di un marchio “sexism-free”, che identifichi e premi le aziende che scelgono di non utilizzare immagini offensive o derisorie della dignità delle donne
 campagna governativa che comprenda l’educazione all’uguaglianza mediante la produzione di materiale (libri, video, spot, libri per ragazzi e ragazze, cartoni animati…)
Asse: Fondamento storico-politico della metodologia antiviolenza
1. adozioni a livello governativo nazionale e locale di un piano antiviolenza reale (dal momento che quello in vigore non risponde agli standard obbligatori dei PNA europeo) adeguatamente finanziato e che preveda:
 il coinvolgimento dell’intera rete di tutti i soggetti sociali che si occupano di violenza;
 la gestione degli interventi antiviolenza esclusivamente da parte di soggetti che lavorino
secondo le raccomandazioni delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea
2. che venga accolto nelle leggi regionali il principio che la donna abusata, sola, deve essere sostenuta anche se non ha bambini/e e che il sostegno ai centri non passi necessariamente attraverso il finanziamento generico sui servizi sociali previsto dalla legge 328/00.

Asse: Politiche sociali caratterizzate dal riconoscimento delle competenze
Che si cambi l’ottica sulle donne che hanno subito violenze, che non devono essere considerate unicamente vittime ma persone capaci di resilienza, risorse e competenze che devono essere utilizzate per andare a costruire un corpus di buone pratiche nell’accoglienza e negli interventi sociali

 LAICITÀ, GIUSTIZIA, LEGALITÀ
Chi ha paura dei diritti?
La Rete delle donne per la rivoluzione gentile evidenzia che la disattesa laicità dei principi fondanti della nostra Costituzione, la diffusione di pratiche clientelari e di corruzione evasive di legalità insieme alla manipolazione strumentale della giustizia, realizzano uno stato di potere che genera potere con particolare mortificante ricaduta sulle potenzialità femminili.
In particolare, con riferimento alla laicità, la Rete propone:
1) riesame di alcuni punti del Concordato in merito all’insegnamento scolastico della religione cattolica (cd “ora di religione”), sostituendolo con l’insegnamento della dottrina delle religioni
2) abolizione del finanziamento pubblico alle scuole private privilegiando investimenti e risorse per la ricerca scientifica libera da condizionamenti moralistici
3) allineamento alla normativa europea in materia di fecondazione assistita
4) stimolare la politica all’approvazione di una esaustiva legge sul biotestamento esente da ambiguità interpretative e quindi istituire presso i Comuni un registro che raccolga e protocolli i testamenti biologici dei cittadini e delle cittadine.
5) riconoscere le unioni civili per le coppie eterosessuali e omosessuali e – conseguentemente – estenderne i diritti a tutte le famiglie con l’obiettivo di creare un Paese in grado di restare al passo con della maggioranza dei Paesi europei (vedi buona prassi: “civil partnership” approvata nel Regno Unito);
6) approvare la mozione contro l’omofobia.
In relazione ai punti sopra esposti, la Rete sottoscrive il manifesto dell’Associazione “Laicità&Diritti”
In merito alla giustizia, le donne della Rete propongono:
1) assicurare e garantire l’equità e la certezza della pena
2) sollecitare, in merito al trattamento carcerario, la tutela dei figli e delle figlie minori delle carcerate, costrett* a scontare nella primissima infanzia una “pena” non meritata; a tal fine si richiede la progressiva programmazione, progettazione e realizzazione di edifici circondariali sul modello delle case-famiglia, (strutture a custodia attenuata) come già sperimentate in alcuni Comuni italiani (3)
3) tutelare adeguatamente la salute dei/delle carcerati/e, predisponendone l’assistenza sanitaria 24 ore su 24 in loco (4)
nota (3) Si precisa che: per tutelare lo sviluppo psicofisico dei/delle minori è necessario ricorrere per le madri imputate o condannate a strutture del tutto alternative alle attuali misure in vigore.
nota (4) Si precisa che: bisogna attuare completamente la riforma della sanità penitenziaria e superare definitivamente gli ospedali psichiatrici giudiziari senza creare mini OPG regionali. Non può prescindere un qualsiasi intervento per la

4) promuovere all’interno degli istituti circondariali – come prassi – la creazione di microimprese per favorire il reinserimento nella società civile delle detenute e dei detenuti a fine pena
5) abilitare la facoltà di accesso e vigilanza nei Centri di identificazione e di espulsione (CIE) e nei Centri di accoglienza richiedenti asilo (CARA) agli operatori dell’informazione, ed ai rappresentanti qualificati della società civile a cui fino ad ora risulta illegalmente inibito qualsiasi tipo di sopralluogo e di verifica delle reali condizioni esistenti. Tale facoltà risulta essenziale alla tutela dei diritti dei/delle migranti che in quelle strutture vengono impropriamente gestit* come detenut* comuni. Una particolare attenzione va indirizzata alla salvaguardia dei diritti delle donne ospitate, spesso in precedenza anche vittime di tratta, e che a fine restrizione, prive di tutela alcuna, rischiano di rimanere esposte a qualsiasi tipo di sfruttamento.
In merito alla legalità, le donne della Rete propongono:
1) uno sguardo di controllo condiviso per contrastare il fenomeno dell’omertà a tutti i livelli (grande e micro criminalità, lavoro nero, indulgenza alla micro evasione fiscale, scarsa sicurezza sui luoghi di lavoro pubblici e privati etc.)
2) applicazione delle norme che contrastano la sperequazione retributiva di genere e delle norme che assicurano l’accesso alle professioni secondo il merito
3) riconoscimento della cittadinanza a chi nasce sul territorio italiano, con benefici di permanenza riconosciuti alle madri fino all’età dell’obbligo scolastico del/della minore
4) allo scopo di perseguire obbiettivi di legalità e parità in sede di Pubbliche Istituzioni, le donne della Rete della Rivoluzione Gentile propongono l’adozione dei seguenti strumenti:
a) applicazione a livello regionale della doppia preferenza di genere in sede di elezioni, sull’esempio di quanto già sperimentato nella regione Campania durante le elezioni del 2010
b) selezione dei possibili candidati e candidate a cariche istituzionali, esclusivamente fra coloro che non siano stati condannat* o indagat* per reati particolarmente gravi: in specie reati contro il patrimonio o la pubblica amministrazione
c) elaborazione di un testo unico per regolamentare le modalità di selezione delle rappresentanze in tutte le commissioni di parità e di pari opportunità per favorire l’ingresso e la partecipazione di donne provenienti da ogni profilo dalla società civile
d) sensibilizzare e pubblicizzare attraverso comunicazioni istituzionali la filosofia delle differenze.
tutela della salute dei/delle carcerati/e dall’intervenire sulle attuali degradanti condizioni dei penitenziari abolendo leggi “carcerizzanti” quali la Bossi-Fini sull’immigrazione e la Fini-Giovanardi sulla tossicodipendenza e le altre leggi che danno risposte di tipo penale a problematiche sociali.

 CULTURA
Ripartire dalla scuola intesa come laboratorio di pluri-alfabetizzazione, di scambi paritari, di parole- idee-pensieri-emozioni, laboratorio di interculturalità, discussione e dialogo, di impegno e responsabilità, laboratorio di cura e di solidarietà tra tutte le forme viventi (vegetali e animali non umani) insieme agli esseri umani che abitano la Terra.
Per questo la scuola dovrebbe caratterizzarsi maggiormente come luogo di apprendimento e di applicazione di strumenti atti alla decostruzione degli stereotipi, dei pregiudizi, dei luoghi comuni, delle pratiche di violenza e di gerarchizzazione.
Alla luce di queste considerazioni, è urgente mobilitarsi per una seria riforma della scuola come elemento indispensabile per la ricostruzione di una cultura dell’uguaglianza, della giustizia, della sorellanza e della fratellanza.
Vorremmo che la scuola fosse:
 condivisa e garantita da un patto comune e responsabile tra le forze politiche
 condivisa e non competitiva
 che valorizzi le scienze e le arti
 pubblica nel rispetto della Costituzione
 che punta qualitativamente sulla fascia 0\5 anni
 della pluri-alfabetizzazione
Affinchè la scuola sia questo occorre:
 centralità della cultura
 riforma generale di tutti gli ordini di scuola e dell’università
 formazione pubblica di accesso universale (sistema formativo integrato)
 formazione dei/delle docenti e degli/delle operatori/trici culturali
 revisione dei contenuti dei libri di testo in un’ottica di genere
 sostanziali investimenti finanziari
 riqualificazione del sistema retributivo degli/delle insegnanti
 valorizzazione del ruolo e dell’importante funzione sociale degli/delle insegnanti
 rappresentanza e pratica concrete delle pari opportunità nelle istituzioni (5)

nota (5) Tutte le precisazioni sono state elaborate e scritte a Roma in data 12/01/2013 durante la riunione del direttivo dell’associazione Donne in rete per la Rivoluzione Gentile.

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