Rete donne per la rivoluzione gentile

Perché il barcamp a Rieti

Perché la Rete delle donne per la rivoluzione gentile si incontra a Rieti

Quando facemmo il primo incontro a L’Aquila partimmo dalla necessità di una terra da ricostruire sulle macerie di un terremoto con la convinzione che di fronte a un lutto è sempre la donna a ricucire lo strappo.

Rieti è una provincia di non luoghi, una specie di patchwork di territori diversi rubacchiati qua e là alle altre province confinanti, si distende tra l’austerità dell’Appennino Centrale e la calma della zona collinare confinante con Roma, si adagia nella mollezza delle acque che la racchiudono tra il fiume Velino, il fiume Nera, il fiume Sangro e il Tevere. Un territorio le cui caratteristiche di confine lo hanno reso preda ideale per i vari poteri che si sono susseguiti al governo di Roma. Terra condannata a partorire figli con il marchio dalla nascita di migranti, segnata fin dall’inizio della storia d’Italia dal feroce ratto delle sabine quasi un’icona della subalternità della donna piegata e violata in nome della nascita della nazione patria.

Quelle stesse donne che per secoli hanno ricucito le macerie di queste zone sottoposte ad un terremoto continuo, tenendo in piedi la memoria di questi luoghi, essendo famiglia e comunità nei lunghi periodi in cui gli uomini erano lontani con le greggi o a fare i braccianti nei latifondi romani.

Donne forti che conoscono bene il senso di accoglienza e cooperazione e che oggi ancora una volta subiscono l’ingiuria di essere dimenticate, di essere marginalità nella marginalità della periferia italiana.

Al punto che neppure la recente elezione di una maggioranza di centrosinistra guidata da un sindaco di SEL è riuscita a dare la giusta rappresentanza alla componente femminile che si è battuta in questa campagna elettorale, che ha visto elette 4 candidate e ne ritrova in giunta solo due nella rosa degli otto assessori, per altro una eletta e una tecnica esterna.

Una zona, la nostra, povera di servizi che facilitino l’accesso delle donne nella società e priva di strutture di accoglienza per quelle in difficoltà, dove le mostruosità e la violenza sono nascoste nelle pieghe di famiglie e istituzioni patriarcali.

Una Provincia difficile la nostra, come gran parte della provincia italiana e in particolar modo quella del Sud, un sud che non è necessariamente geografico ma ideologico, culturale e poco incline alla novità; un sud fatto di emarginazione, clientelismo e povertà sia economica che morale, un sud dove sembra essere tutto tranquillo perché nulla emerge in superficie ed è nascosto sotto una patina di cose enunciate e mai realizzate, fatto di donne e uomini con il capo chino alla necessità di apparire normali.

E, allora, per una volta ci lasciamo invadere dalla rivoluzione gentile delle donne, facciamo si che questa terra stupenda faccia vedere il suo vero volto di Terra Matria, dove le donne ricuciono da sempre lo strappo e il dolore dell’abbandono nel silenzio più totale.

 

Rete delle donne per la Rivoluzione Gentile di Rieti

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