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Il palazzo di Versailles

Esiste un palazzo di Versailles nel quale il Re Sole nostrano ha convogliato la nobiltà del paese, e dove ci si autoalimenta e ci si autorigenera, per partenogenesi, come i microbi. E mentre nel palazzo di Versalles si gioca a tombola,fuori,a poche centinaia di metri o molti chilomentri di distanza, c’è il paese Italia. A cui è stato risposto proprio come ai tempi della rivoluzione Francese: “Che mangino brioches”. Io non so come arrivare a questi eccelsi inafferrabili che fanno i segretari di Partito. Non c’è mai stata spaccatura più grande come in questo momento tra Parlamento e Paese e io sono tutta nel Paese. Ora, il 22 dicembre a Roma, qualcuno ha paventato massacri, sangue, guerriglia tra un insignificante branco di ragazzi assassini e un manipolo di fragili difensori dell’ordine pubblico. Ma questo non mi meraviglia, ho ottima memoria, so come i vari Ministri degli Interni hanno da sempre gestito il cosiddetto Ordine Pubblico. Solo che qui fuori, a sostenere che il Paese reale esiste, a dire “noi esistiamo” c’è il presente e il futuro. Ci sono quelli che sanno di genoma, bioingegneria, astrofisica, comunicazione, il secolo della moltitudine, della libera circolazione degli uomini e del sapere,e che si sentono rispondere che possono anche crepare, o andare nei call center o lavorare a singhiozzo, forse, con calma e per piacere. Una Versailles fortificata in una città meravigliosa e stracciona, blindata dal suo nanosindaco a tal punto che gli studenti del Centro non potranno neanche prendere l’autobus per andare a scuola, quelli che vogliono farlo. Sogno, fantastico,che queste righe possano in qualche modo giungere alle orecchie dei pezzi grossi, quelli rappresentati in Parlamento, e dico: Onorevole Bersani, Onorevole Di Pietro, deputati e senatori che vi sentite del Paese e nel Paese, perchè non vi unite alla pacifica manifestazione del 22 dicembre? Con i ragazzi sì, gli studenti e non soltanto loro, perché ve lo assicuriamo, non ci saranno soltanto loro. Certo non è mediatica come quella del 14, dove si parlava di sfiducia al governo; e certo, qualcuno ha già risposto alla compravendita di voti accantonando le primarie e cercando di danzare il minuetto con qualcun altro.Il gioco si fa a Versailles, non nel territorio. Ma qualcuno si è preso sulle spalle l’onere di ribellarsi perché, pensate, ne va della sua e della nostra vita. Onorevoli, sindacalisti, dirigenti di Partito, scendete al centro di Roma. Insieme a ragazzi dai 14 anni in su, ai loro professori che li accompagneranno, ai loro genitori. Siamo tutti elettori, siamo la carne e il sangue di questa nazione.E non siamo rappresentati.Vi invito come donna italiana, donna di sinistra, certa che anche mio figlio sarà lì. Sarebbe bello vedervi scendere, magari guidare una delegazione di studenti dentro al Senato. Sarebbe bello vedere che cosa potrebbe fare la Polizia. Sarebbe il segno che la rivoluzione gentile si può fare anche con voi.Certo, sarebbe un sogno. Per fare cose così, ci vuole un’anima. Noi ce l’abbiamo.
Roberta Gasparetti

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