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QUEL VOTO SENZA ROSSETTO

Un bellissimo stralcio di un monologo accattivante sulla nostra cara Costituzione, scritto da un giovane costituzionalista che freme nell’inerzia a cui lo costringe questa nostra società, lui, come tanti giovani che studiano con passione, c…on impegno, che toccano il cielo con un dito il giorno della sospirata laurea, per poi trovarsi, come le donne che per la prima volta ebbero accesso alla cabina elettorale: anche loro toccarono il cielo con un dito, potevano finalmente decidere da sole, pensare da sole, contribuire alla sorte del Paese, da sole, senza dover combattere con i ” capifamiglia”… Avranno pensato forse, come Gabriele, come i nostri giovani laureati, che quel momento avrebbe segnato l’accesso al futuro del mondo… Purtroppo ancora troppo spesso sono in balia dei “capifamiglia” di turno che continuano a delineare un presente che sa poco di futuro.Visualizza altro

QUEL VOTO SENZA ROSSETTO

Tra tutta quella gente in fila, quel due giugno, c’erano anche le donne. Stavano in fila con fierezza, a volte con un filo d’incertezza, persino di paura, ma erano tutte lì.

Ci andarono con il loro modo di essere, le loro idee, qualcuna con gli abiti da lavoro, qualcuna con le zeppe alte come andava allora, qualcun’altra si era vestita a festa, perché quel due giugno era davvero un giorno importante. E ci andarono senza rossetto, o se lo pulirono prima di entrare in cabina, per non rischiare di invalidare la scheda nel chiuderla con la saliva.

Quelle donne tolsero il rossetto, ma conservarono tutta la loro femminilità: pensarono da donne, agirono da donne, e lo fecero rigorosamente da sole, in barba ai mariti che per si sentivano capifamiglia (e per la legge lo erano ancora).

Nel segreto della cabina, la donna decideva da sola, anzi, quasi sempre era entrata al seggio con le idee già chiare: una croce su di un simbolo, magari un nome vicino alla croce e via. Con quella matita copiativa, leggermente umettata, le donne esercitarono il loro diritto, magari scrivendo sulla scheda proprio il nome di una di quelle donne che, finalmente, potevano entrare in un’aula da protagoniste. Dei 556 costituenti, 21 erano donne, un po’ poche ma fecero fino in fondo il loro dovere.

Le 19 pagine su cui fu stampata per la prima volta la legge fondamentale della nuova Italia avevano una copertina blu, ma se diciotto mesi di duro lavoro hanno consegnato a noi una delle Costituzioni migliori al mondo, poco fredda e molto umana, è merito anche di quel piccolo, indispensabile tocco di rosa.

Riduzione dal monologo Le regole del gioco – L’alfabeto della Costituzione

di Gabriele Maestri (con la collaborazione impagabile di Edoardo Fregoso)

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