Rete donne per la rivoluzione gentile

Chi è l’uomo nero?

Su Repubblica di ieri c’era un bell’articolo di Chiara Saraceno: Il razzismo del dolore. Dice la Saraceno: “i cattivi sono gli altri, doppiamente sconosciuti, perché non familiari e soprattutto perché stranieri. Una autorassicurazione che cerca capri espiatori su cui rovesciare l’ ansia che produce l’insicurezza derivante dal non sentirsi più in controllo del territorio e delle condizioni della vita quotidiana”.

Però quello che ieri era una certezza non lo è più oggi. Pare che sia stata mal tradotta una imprecazione, una frase tipo “Dio, fa che risponda!“, è statata tradotta in “Allah, perdonami, non lo uccisa io“. Si scopre che il giovane marocchino non stava fuggendo, aveva chiesto le ferie da tempo e come ogni anno andava a passare l’inverno a casa. Non sappiamo quale sia la verità e non sappiamo quali sono le speranze che Yara sia viva. E’ prematuro parlarne… ma parlerei invece di una altro punto ben focalizzato dall’articolo di Chiara Saraceno: “Invece di cercare un capro espiatorio nell’ immigrazione, come se il problema dell’ insicurezza e della violenza riguardasse solo o prevalentemente gli immigrati, bisognerebbe riflettere sul persistere di queste condizioni di insicurezza per le donne, che costituiscono una gabbia invisibile per tutte, ma che in molti, troppi, casi tolgono la dignità e la vita“.

Riportiamo su questo l’attenzione, riflettiamo su perchè le donne sono così sopraffatte dalla violenza, smettiamo di costruire capri espiatori, poi strumentalizzati anche a fini elettorali e propagandistici e chiediamoci invece come siamo arrivati a tali emergenze, perchè abbiamo permesso che accadesse, perchè non ci siamo opposte, perchè abbiamo permesso che nascesse e si rafforzasse questa sottocultura dello svilimento e sfruttamento delle donne e non abbiamo combattuto per difendere le nostre figlie?

Mi viene in mente quella vecchia ninna nanna che mi cantava mia madre: “Ninna oh ninna oh… Questa bimba a chi la do? Se la do all’uomo nero se la tiene un anno intero…”. Ma non è l’uomo nero che deve spaventarci quanto la apparente colorata, luccicante e patinata finzione che ci siamo lasciate costruire intorno.

Donatella

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