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Procreare: un dovere da aggiungere. di Lia Masi

Ma come è potuto ‘realmente accadere’ che persone come la Lorenzin possano ritrovarsi a fare il ‘ministro’ in un governo, nazionale, se dicente laico, soprattutto democratico e quindi poter legiferare, pontificare di etica e di morale, orientare cambiamenti collettivi di scelta e valutazione di vita quotidiana pubblica e privata , e – come non bastasse – potere impunemente rosicchiare riducendoli diritti e opportunità civili spesso conquistati dopo lotte annose e tormentate.

Mi conforta l’enorme coro di immediato dissenso e sdegno che ancora occupa le pagine di pubblica comunicazione e che, sottolineo, non si limitano alle semplici espressioni di utile protesta ma che espongono , in parallelo ed in gran numero ,qualificati approfondimenti riccamente documentati , specifiche e pertinenti analisi sociologiche , antropologiche economiche e politiche (da non perdere ) circa il reale e preoccupante decremento delle nascite.
Elaborazioni affidabili e spesso corredate di assennate indicazioni per possibili salvifiche contromisure a premurosa tutela del difficile connubbio tra lavoro e welfar, tra economia e salute , tra condizionamenti mercantili e rassicurante qualità di vita: il vero magico brodo di coltura dove la nascita di un figlio è davvero una gioiosa benedizione mentre anche la libera scelta di rinvio o rinuncia non costiuisce affronto o egoistico danno al bene comune .
A parte la imbecillità dei manifesti sulla ” timer fertilita’ ” , tra le altre strafalcionate allarma non poco quella considerazione del ministro che sottolinea come l’acculturazione scolastica delle donne costituisca un importante ‘disincentivo’ alla procreazione.
Da non crederci se qualcuno ce lo raccontasse.
A parte tutte le lunghe battaglie femministe e le sacrosante sgomitate per realizzare emancipazioni da pregiudizi e tabù patriarcali rivendico la dignitosa visibilità femminile “anche” come originale offerta di utilità sociale , pubblica e privata , creativa e produttiva e che si fà strada attraverso la crescente partecipazione paritaria in diritti e doveri etici e civili anche grazie ed in nome di una crescente acculturazione, femminile,.
Si è trattato da parte delle donne di una esigenza autonoma non solo scolastica ma anche meritoria del raggiungimento di alti livelli teorici e pratici e delle relative professionalità in ogni settore . a Adesso dobbiamo ,invece sentirci dire da un ministro che non merita di dirsi ‘ministra ‘perchè lei si rivela di fatto come ‘persona di sesso femminile’ , cioè come una di quelle figure reazionarie – anche se femmine- per cui le donne , volenti o nolenti hanno sempre torto. e udite, udite siamo colpevoli di scarsa ignoranza. Assurdo !
Nella fattispecie le donne hanno la colpa egoistica del pericoloso decremento anagrafico dei nostri giorni. …come per per altre diverse vicende affermano che le donne se la sono cercata..che le lesbiche che si amano e che pure si sposano. poi fanno venire i terremoti punitivi come a Sodoma e Gomorra del vecchio testamento.
Quello si che è un testo di illuminata avanguardia.
Tornino a casa le donne ambiziose :tornino a fare le mamme , le cuoche, le badanti , le colf . Allontanino il fascino fuorviante della istruzione.
Ah come erano saggi ed utili i tabù di una volta ..
Vi dirò che anche se mi irrita questo antifemmismo della Lorenzin ,di fatto non mi spaventa affatto, mi preoccupa invece perchè con questa mentalità ottusamente fiscale, sta sforbiciando come ministro della salute, soccorsi preziosi a necessità quotidiane di uomini e donne, a partire dalla ‘compressione indiscriminata’ degli strumenti utili sia quelli destinati alla prevenzione sia quelli destinati alle cure più rare e costose per non parlare dei tagli alla assitenza e di quant’altro a cui l’indigente viene costretto a rinunciare spontaneamente.
Questo tipo di ministro non fermerà il percorso delle storie in atto ,
Proseguono le storie , le peggiori come i conflitti di prepotenza e oscurantismo; proseguiranno comunque le migliori come i tanti valori positivi che malgrado tutto continuano ad emergere, a diffondersi ed affermarsi :coompresi quelli delle donne con o senza figli.
Mi irrita invece e non poco la presuntuosa provocazione contenuta negli inopportuni e indelicati manifesti dedicati alle ‘sole ‘ donne , non alla coppia o al partner solo a lei donna da rabbuffare perché tradisce il suo principale ruolo naturale e morale di ‘fattrice’:.
Mi irrita perché si tocca con mano la generalizzata sopravvivenza di quel riflusso qualunquista che è ancora diffuso e che di conseguenza comporta una altrettanto diffusa mediocrità del gregge sciatto e che parla per sentito dire in maggioranza e su cui si accomoda pigramente il predominante livello culturale, proprio quello da cui traiamo sciattamente e colpevolmente gran parte della attuale classe dirigente .
L’infelice manifeso è stato lanciato inutilmente e stupidamente contro le donne, e le donne si sono giustamente offese, ma..niente paura,.nessun danno.
Il danno vero da paventare è che passi ‘il concetto’ oscurantista che la cultura vera e’ quella che ti distribuisco io, potere , le altre sono dannose errate, colpevoli. Non te ne rendi conto ma è così: redìmiti ,sei ancora in tempo.
Ho trovato gravissimo ed imperdonabile l’attacco sotterraneo al valore della libera cultura e della molteplice e policroma crescita culturale additata come impaccio al predominio di sistemi organizzativi gerachici e indiscutibili.
E’ ben noto come la riduzione dell’autostima sia a livello individuale che collettivo si realizza con la riduzione degli strumenti culturali disponibili. ‘Far crescere i bisogni , quindi le dipendenze; nascondere le conoscenze quindi ottundere la vera visione e lettura delle realtà..’
Questa è sempre stata la formula garantita dei sistemi del potere e dei poteri. da applicare opportunamente a dosi mirate e combinazioni ad hoc , volta per volta . luogo per luogo.
Sarà perchè amo chi mi racconta cose nuove e mi spiega diversamente quelle già note , che a domanda risponde che mi ascolta e contraddice, sarà , ..ma io adoro l’istruzione anche la più modesta , quella di ritorno.

Lia Masi

A woman pickets holding a sign reading 'To Ask Freedom For Women Is Not A Crime,' 1917. (Photo by Stock Montage/Getty Images)

1917. (Photo by Stock Montage/Getty Images)

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